Licenziamento illegittimo se la contestazione è tardiva Contestazione disciplinare non tempestiva e licenziamento illegittimo

Il caso esaminato in tema di licenziamento illegittimo

In materia di licenziamento illegittimo, risulta interessante lo studio di un caso.

Nella specie, si è avuto il licenziamento di una dipendente.

Quest’ultima lavorava per una società preposta all’erogazione di un servizio di pubblica rilevanza.

Il reato che ha condotto al licenziamento illegittimo

La vicenda che ha condotto al licenziamento illegittimo origina dall’avvio di un giudizio penale a carico della dipendente.

In giudizio, ha dovuto rispondere del reato di falsificazione di banconote.

Licenziamento illegittimo per mancanza di tempestività da parte del datore di lavoro

La società ha saputo dell’avvio del procedimento penale.

Tuttavia, a carico della lavoratrice, non ha adottato alcun provvedimento.

In particolare, la società non ha disposto, in via cautelare, la sospensione dell’attività di lavoro della dipendente.

Contestazione disciplinare tardiva e licenziamento illegittimo

Il licenziamento illegittimo si è avuto in un momento successivo.

All’esito del giudizio penale, la dipendente è stata condannata.

In seguito a tale condanna, la società ha deciso di attivarsi.

Precisamente, ha atteso che divenisse irrevocabile la sentenza di condanna.

A quel punto, è stato promosso un procedimento di contestazione disciplinare nei confronti della dipendente.

Il licenziamento illegittimo della lavoratrice

Il procedimento si è concluso con il licenziamentolicenziamento della lavoratrice.

Quest’ultima ha impugnato il provvedimento, eccependo che si trattava di licenziamento illegittimo.

La società si è difesa adducendo che la condanna penale ha compromesso in modo irreparabile il rapporto di fiducia.

Se un lavoratore compie un atto in grado di ledere gravemente la relazione col datore, si può disporre il licenziamento.

Il giudizio di primo grado in materia di licenziamento illegittimo

In primo grado, il ricorso per licenziamento illegittimo non ha avuto successo.

Il tribunale ha respinto la domanda della lavoratrice.

La dipendente ha impugnato la sentenza di rigetto.

Il giudizio di secondo grado in materia di licenziamento illegittimo

In appello, la decisione, che escludeva che si trattasse di licenziamento illegittimo, è stata ribaltata.

I giudici di secondo grado hanno infatti riformato la sentenza di prime cure.

Hanno così dichiarato che si è trattato di licenziamento illegittimo.

Il giudizio di cassazione in materia di licenziamento illegittimo

La società, convinta che non si trattasse di un caso di licenziamento illegittimo, ha impugnato la sentenza d’appello.

Avverso tale sentenza, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte Suprema di CassazioneCorte Suprema di Cassazione.

La Cassazione ha deciso, con sentenza n. 23177 del 4 ottobre 2017.

I giudici della Corte Suprema hanno confermato la sentenza della corte di appello.

Il ragionamento seguito dalla Cassazione in materia di licenziamento illegittimo

Col giudizio di legittimità, si è affermando il seguente principio.

Si ha licenziamento illegittimo se la contestazione disciplinare interviene dopo un considerevole lasso di tempo dai fatti contestati.

Nella specie, la contestazione non è stata tempestiva.

Essa non è intervenuta solertemente, a seguito della notizia dell’avvio del procedimento penale nei confronti della lavoratrice.

La società ha infatti atteso il passaggio in giudicato della sentenza penale di condanna.

Si è quindi trattato di contestazione tardiva e, dunque, di licenziamento illegittimo.

Licenziamento illegittimo per ingiustificato ritardo della contestazione disciplinare

La Corte Suprema di Cassazione ha anche statuito in ordine alle ragioni della tardività.

Queste ultime consentono di verificare, in modo adeguato, se si tratti di licenziamento illegittimo.

Seguendo l’iter motivazionale della Cassazione, deve valutarsi se il ritardo da parte del datore sia dovuto a una valida ragione.

La decisione di rimandare la contestazione disciplinare, nella specie, non è risultata sorretta da alcuna giustificazione.

Difatti, nelle more del processo penale la società ha deciso di mantenere la dipendente al proprio posto di lavoro.

Questa situazione si è protratta sino al momento del passaggio in giudicato della sentenza di condanna.

Mancanza di misure prudenziali e licenziamento illegittimo

Nel giudizio che ha condotto a statuire che si è trattato di licenziamento illegittimo, si è dato rilievo a un ulteriore parametro.

La società sapeva del procedimento penale a carico della dipendente.

Ma non ha inteso porre in essere alcuna misura di carattere prudenziale.

Non ha, cioè, adottato alcuna misura cautelativa.

Ad esempio, avrebbe potuto disporre l’allontanamento temporaneo dal settore cui la lavoratrice era adibita.

Tutela dell’affidamento e licenziamento illegittimo

Emerge, in questo modo, il valore da attribuire all’affidamento del lavoratore, in materia di licenziamento illegittimo.

La mancata adozione di misure cautelative ha fatto sorgere in capo alla dipendente l’affidamento sulla prosecuzione del rapporto.

Invero, la lavoratrice ha goduto di un presumibile affidamento circa l’irrilevanza dei fatti per cui è stata sottoposta a giudizio penale.

Secondo i giudici, tale comportamento della società ha una specifica valenza in ordine al mantenimento della posizione lavorativa.

L’omessa disposizione tempestiva di misure prudenziali, a seguito di determinati fatti, comporta una preclusione a carico del datore.

Essa non consente al datore di disporre il licenziamento sulla base di quegli stessi fatti.

In altri termini, non gli consente di fondare sugli stessi la successiva compromissione del rapporto di fiducia.

Licenziamento illegittimo per violazione del principio di immediatezza

La contestazione disciplinare giunta solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna si appalesa, pertanto, tardiva.

Essa si pone in violazione del principio di immediatezza, che emerge dallo Statuto dei lavoratori.

La contestazione tardiva viola anche il principio di buona fede, che deve essere osservato dal datore di lavoro.

Licenziamento illegittimo per tardiva contestazione e precedenti giurisprudenziali

La sentenza in esame si allinea alla posizione già da tempo espressa dalla giurisprudenza di legittimità in materia di licenziamento illegittimo.

In precedenza, la Corte Suprema di Cassazione si è infatti pronunciata in ordine a fattispecie analoghe a quella su esaminata.

La Cassazione ha primariamente fondato le proprie statuizioni sul principio di immediatezza della contestazione.

I giudici hanno rilevato che tale principio esprime una precisa scelta compiuta dal legislatore.

Gli interessi messi a confronto in materia di licenziamento illegittimo per contestazione tardiva

I giudici, nel valutare gli effetti di una contestazione tardiva, hanno rilevato come la legge metta a confronto due interessi.

Da un lato, si è considerato l’interesse del datore a prolungare le indagini a seguito della notizia di gravi fatti commessi dal lavoratore.

In particolare, si tratta di quelle indagini volte a comprendere l’effettività della compromissione del rapporto di fiducia.

Dall’altro lato, si è considerato l’interesse del lavoratore a una pronta ed effettiva difesa.

Preminenza del diritto di difesa e licenziamento illegittimo

A seguito del confronto, i giudici hanno evidenziato quale sia, tra quelli su menzionati, l’interesse che la legge ha inteso privilegiare.

Le norme in materia hanno ritenuto, come emerge dalle sentenze di legittimità, di dar preminenza al diritto di difesa del lavoratore.

Risulta di primaria importanza l’interesse del lavoratore a una tempestiva e, per tanto, effettiva, difesa.

Si è quindi reputato di rango inferiore l’interesse del datore di lavoro a prolungare le indagini senza uno specifico motivo.

In tal senso, si veda Cass. 7 novembre 2003 n. 16754.

Il licenziamento illegittimo per ritardo imputabile al datore

Inoltre, è stato affermato che la non immediatezza della contestazione o del provvedimento espulsivo ha un significato oggettivo.

Essa induce ragionevolmente a ritenere che il datore di lavoro abbia soprasseduto, non disponendo il licenziamento.

Sostanzialmente, se ne ricava che il datore non ha ritenuto particolarmente grave il comportamento del lavoratore.

In ogni caso, il datore, così comportandosi, non ha comunque ritenuto il lavoratore meritevole della massima sanzione.

Si veda, in tal senso, Cass. 10 settembre 2013 n. 20719.

Il licenziamento deve essere temporalmente ravvicinato

Infine, si è affermato che la tempestività della contestazione deve essere valutata avendo riguardo alla conoscibilità del fatto e alla riferibilità dello stesso al lavoratore.

Non rileva, a tal fine, lo sviluppo del processo penale, attesa l’autonomia del procedimento disciplinare rispetto a quello in sede penalistica.

In questi termini si è sostanzialmente espressa Cass. 26 marzo 2010, n. 7410.

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