Licenziamento illegittimo se il lavoratore non custodisce il denaro della società Dimenticare incustodito il denaro del datore non legittima il licenziamento

La fattispecie in materia di licenziamento illegittimo

Un dipendente di una società addetto alla detenzione del denaro ha appoggiato su un macchinario talune banconote, del valore di euro 8.500,00, lasciandole incustodite.

Successivamente, la società ha riscontrato un ammanco all’incirca corrispondente alla somma che il dipendente, come dallo stesso ammesso, aveva lasciato incustodita.

Licenziamento per giusta causa

Per tale ragione, la società ha licenziato il dipendente per giusta causa, ravvisando in tale condotta una assoluta negligenza.

Il lavoratore ha impugnato allora il provvedimento di licenziamento con ricorso.

Il giudizio di merito

Il giudice di primo grado ha rigettato il ricorso del dipendente.

Al contrario, le ragioni del lavoratore vengono accolte nel giudizio di appello.

Cassazione 18 ottobre 2017 n. 24561

La società datrice ha così adito la Corte di cassazione.

La Cassazione ha confermato la correttezza della sentenza di secondo grado.

Il Supremo Collegio ha affermato che

la condotta addebitata dalla società era consistita nell’aver reso possibile, per negligenza, che altri dipendenti si impossessassero del denaro poggiato su un macchinario.

Tale comportamento, seppur grave, non poteva ritenersi voluto dal lavoratore.

E la mancanza dell’intenzionalità in capo al lavoratore rende la sanzione del licenziamento non proporzionale alla gravità del fatto.

Da qui si è affermata l’illegittimità del licenziamento.

La proporzionalità del licenziamento rispetto alla gravità dei fatti

La decisione ha qualificato la condotta del lavoratore non così grave da legittimare il licenziamento.

La gravità del comportamento da valutare deve valutarsi con riguardo a tutti gli elementi concreti e alle modalità di svolgimento della fattispecie.

Si tratta di un principio oramai consolidato in giurisprudenza.

Con riferimento a casi simili, la Cassazione ha negato, anche in altre occasioni, la legittimità del licenziamento quando l’ammanco è risultato non voluto dal lavoratore.

Si veda al riguardo Cass. 15 settembre 2016 n. 18124. Si tratta del caso di un lavoratore che non aveva emesso scontrini fiscali per un gran numero di clienti del bar presso cui lavorava.

La rispondenza del fatto contestato alla previsione contrattuale.

La sentenza è interessante anche sotto il diverso profilo della rispondenza del fatto contestato rispetto alle previsioni contrattuali.

Secondo i giudici di cassazione, il licenziamento per giusta causa – intimato al dipendente – risulta previsto dalla contrattazione di settore per le sole condotte dolose.

Nella specie, come detto, il lavoratore ha agito per mera dimenticanza.

Il suo comportamento non è dunque risultato dovuto a colpa.

La diversa sanzione del licenziamento per giustificato motivo risulta invece prevista dalla contrattazione collettiva per il caso in cui si abbia un pregiudizio al datore.

Tuttavia, tale assunto non è stato considerato nella contestazione inviata al  lavoratore.

Di conseguenza, non lo si è potuto valutare in sede di giudizio.

In definitiva, la Cassazione ha confermato la correttezza dell’interpretazione offerta dalla corte di appello.

Tale interpretazione è stata considerata conforme al principio della rispondenza della contestazione rispetto a quanto previsto nelle disposizioni contrattuali.

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