La scelta dell’Amministratore di sostegno La nomina deve tener conto della volontà del beneficiario

La scelta dell’Amministratore di Sostegno spetta al soggetto da tutelare

Il giudice – seguendo le indicazioni fornite dal soggetto bisognoso – può nominare, quale Amministratore di Sostegno, una persona che non sia un congiunto

Si riporta qui sotto un passo della sentenza

Cassazione 20 marzo 2013 n. 6861

Omissis … se è pur vero che l’art. 408 c.c. recita espressamente che “la scelta dell’amministratore di sostegno avviene con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario (…), e che, nella scelta, il giudice tutelare preferisce, ove possibile, il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado ovvero il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata”, da tale disposizione si evince con tutta evidenza che

il criterio fondamentale che il giudice deve seguire nella scelta dell’amministratore di sostegno è esclusivamente quello che riguarda la cura e gli interessi della persona beneficiata.

Tale criterio assicura a chi deve decidere una ampia facoltà di valutazione su quale sia il miglior soggetto da scegliere come amministratore per assicurare al massimo la cura degli interessi del beneficiario.

Ciò del resto trova conferma nell’art. 408, ultimo comma, c.c., là dove viene data al giudice tutelare la facoltà di scegliere, ove ricorrano gravi motivi, anche una persona diversa da quelle indicate dall’art. 408, primo comma. È evidente che la designazione della persona indicata dallo stesso beneficiario – particolarmente quando … questi abbia

espressamente manifestato la propria volontà di non essere assistito dai propri familiari

ed il proprio assenso alla scelta in via definitiva dell’amministratore provvisorio, già “collaudato” – contiene in sé una intensa carica sintomatica della valorizzazione degli interessi della persona beneficiata, quanto meno sotto il profilo della agevolazione della creazione di un rapporto sereno con l’amministratore. Né rileva in contrario la circostanza della incapacità del beneficiario: resta ferma, al riguardo, la considerazione già svolta, secondo la quale l’amministrazione di sostegno non presuppone necessariamente uno stato di totale incapacità di intendere e di volere di costui, mentre una diminuita capacità non comporta la esclusione della genuinità della scelta del soggetto al quale affidarsi.


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